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L’ultima “ridotta” del centrosinistra tra Pisa, Massa e Siena. In cerca del riscatto in tre città che il Pd governa da sempre e ora rischia di perdere. Le varie sigle di sinistra si sono riunite a Massa e a Pisa. A Siena corrono 4 candidati. In queste zone è già stato testa a testa con Lega e M5s il 4 marzo. In tutta Italia il centrosinistra cerca la prova per andare avanti o cambiare. Le sfide più cool, da Vicenza a Catania

I “vecchi” partiti, Pd e Forza Italia, lo vivono come l’ultimo bicchiere di cicuta da buttare giù dopo un anno e mezzo di appuntamenti elettorali che sono stati ciascuno una coltellata ai fianchi. Per i “nuovi” partiti del governo giallo-verde è la prima verifica dopo la rivoluzione del 4 marzo. L’occasione per affermare il nuovo bipolarismo all’italiana con due forze opposte ma che ora governano insieme perché condividono la radice sovranista e nazionalista. Prendiamola così: fino a maggio 2019, quando si dovrà votare per le Europee, quello di oggi è l’ultimo appuntamento elettorale significativo. Da domani  la campagna elettorale forse più lunga del dopo guerra a oggi – è iniziata nel settembre 2016 per il referendum costituzionale – potrà dirsi definitivamente archiviata. E anche Salvini e Di Maio potranno finalmente concentrarsi sulle cose da fare anziché su quella da dire. 

7 milioni al voto

Oggi 6,7 milioni di italiani andranno a votare per il sindaco e i consigli comunali in 761 comuni di cui 20 sono capoluogo. Si vota in un giorno solo (oggi dalle 7 alle 23), 109 comuni hanno più di 15 mila abitanti e l’eventuale secondo turno di ballottaggio è previsto il 24 giugno. Il Pd è nell’ultima trincea: o ne esce e trova una strada e una via di uscita o ci resta per sempre nel senso che sarà difficile immaginare ancora un futuro per il Partito democratico nato undici anni fa per essere un partito progressista e di governo. Anche Forza Italia mette in gioco la stessa sopravvivenza: quasi ovunque è alleata con la Lega – partito vecchio ma con leader nuovo e dunque vincente – che dovrà quindi fare la guerra al suo alleato di governo: il Movimento 5 Stelle. Sapendo però che al ballottaggio ci potrebbe essere quella saldatura con tutto il centrodestra che i vertici 5 Stelle non hanno consentito  a livello nazionale.

Le sfide più cool 

Nelle sfide più emblematiche il sindaco uscente è quasi sempre del Pd. A Brescia la candidata del centro destra (Paola Vilardi, 54 anni, Forza Italia) tenta l’assalto al sindaco uscente Emilio Del Bono (Pd). Lo schema di ripete a Sondrio. In Veneto due città, Vicenza e Treviso, sono fortini del Pd circondati e ormai assediati dalla Lega. Da notare che a Vicenza la lista 5 Stelle, nata intorno alle battaglie contro la Tav e le acque contaminate (Pfas), ha dovuto rinunciare dopo il veto di Di Maio. In Emilia Romagna occhi puntati su Salsomaggiore, Brescello e soprattutto Imola. Qui, dove il centrosinistra governa da sempre, la candidata del Pd Carmen Cappello se la dovrà vedere con Lega e 5 Stelle che potrebbero tentare l’assalto finale nel turno di ballottaggio.  Compresa la situazione, gli scissionisti a sinistra di Liberi e Uguali hanno deciso di tornare nella casa madre del Pd. Delicatissima anche la situazione a Catania e in Sicilia dove i 5 Stelle hanno sbancato il 4 marzo. Si vota in 147 comuni dell’isola tra cui Catania, Siracusa e Messina, tutti a guida Pd. Ragusa e Trapani vengono da gestioni commissariali. A Catania il sindaco uscente Enzo Bianco ha deciso di provarci di nuovo. Ma, attenzione, senza il simbolo del Pd. 

Occhi puntati sulla Toscana

Se si ha chiaro come è andato il voto del 4 marzo, quella famosa cartina dell’Italia colorata di verde al nord, di giallo giallo al sud e con il verde e il giallo che chiazzano anche le roccaforti rosse del centro Italia, è chiaro che il voto di oggi in città capoluogo come Massa, Pisa e Siena – da sempre governate da sinistra – assume il contorno di una sfida per la sopravvivenza. Le tre città rischiano di passare di mano così come già avvenuto per Livorno e Carrara (oggi a guida M5s), e Arezzo, Pistoia e Grosseto governati dal centrodestra. E se anche questi feudi rossi dovessero capitolare, al Pd toscano rimarrebbe la guida di Firenze e Prato (entrambe al voto il prossimo anno) e Lucca.

A Siena la sinistra ha quattro candidati

Nella città del Palio e segnata da dieci anni di scandali e crisi del Monte dei Paschi, ci sono ben 18 liste per 9 candidati a sindaco, l’ennesima lotta fratricida a sinistra e, colpo di scena degli ultimi giorni,  la rinuncia della lista 5 Stelle  proprio nella città che Di Battista e compagni avevano eletto a simbolo dei crac bancari e dunque palco prediletto dei loto comizi. Quella di oggi è dunque una sfida  a tre: da una parte il sindaco uscente Bruno Valentini, che si presenta sostenuto dal Pd e da una lista civica anche se il suo partito inizialmente non lo voleva ricandidato; dall’altra il candidato unitario del centrodestra Luigi De Mossi; sfidante di entrambi  l'ex sindaco senese Luigi Piccini, già primo cittadino dal 1993 al 2001 con Pds e Ds.

Il centrosinistra si presenta frantumato in quattro parti e a nulla sono valsi i tentativi di ritrovare l’unità di fronte al rischio di perdere il palazzo Pubblico, la sede del comune, che affaccia su piazza del Campo e all’interno conserva gli affreschi del Lorenzetti sull’allegoria del Buono e del Cattivo governo. Valentini infatti deve vedersela anche con altri due fuoriusciti del Pd, Alessandro Pinciani e David Chiti che corrono con proprie liste autonome. Le divisioni nel centrosinistra senese riflettono le guerre in Toscana prima per il controllo e poi per la difesa e la sopravvivenza del Monte dei Paschi. Pinciani, infatti, è un dirigente del Pd legato ad Alberto Monaci, ex plenipotenziario della Dc, poi della Margherita confluito nel Pd, parlamentare ed ex potentissimo presidente del consiglio regionale. E’ di pochi giorni fa, per l’appunto, l’ultimo attacco di Monaci che ha accusato Valentini di “conoscere il piano per svendere il Monte a Jp Morgan”.

Il giallo a 5 Stelle

E’ chiaro che, in caso di ballottaggio, diventa prezioso il tesoretto del 20 per cento di voti che i grillini hanno  ottenuto il 4 marzo e che adesso è senza candidato. La lista era pronta (27 nomi) , il candidato sindaco anche – Luca Furiozzi – ma non è mai arrivato il via libera all’uso del logo. Il capo politico Luigi Di Maio ha detto niet. Senza spiegare. Era il 12 maggio e si era nel pieno delle trattative tra Lega e 5 Stelle per trovare la quadra su contratto di programma, squadra e candidato premier. Non pochi hanno visto in quel mancato via libera una forma di desistenza tra Di Maio e Salvini, una prova generale dell’accordo politico che ha portato alla nascita del governo Conte.

L’assenza della lista 5 Stelle ha del clamoroso visto come Siena è stata negli ultimi cinque anni una tappa simbolo nei vari tour elettorali. Si può dire che Beppe Grillo iniziò qui l’assalto al sistema. Il 23 maggio 2013, alle passate amministrative,  il comico ancora leader incontrastato del Movimento, chiuse qui la campagna elettorale con il “Tutti a Casa tour”. Grillo è tornato nell'aprile 2014, in occasione di un'assemblea di Mps, per tuonare su banche, elezioni, sistema economico e lobby politiche. Dopo di lui dalla città del Palio sono passati più volte anche Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. E proprio Mps è stato un argomento su cui i 5 Stelle senesi si sono a lungo concentrati. “Deluso” e “furioso” il candidato sindaco Furiozzi. Non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di correre anche senza simbolo. Ma è chiaro che il caso Siena è destinato presto a scrivere una pagina importante nell’evoluzione del Movimento. E sull’ennesimo episodio di scarsa democrazia interna. Il caso-Siena infatti si è ripetuto a Vicenza (molto forte il Pd di Achille Variati),  e in altri comuni medio-piccoli.

A Pisa soffia forte il vento leghista

La partita è complicata anche a Pisa dove corrono 10 candidati a sindaco e ben 22 liste. La sfida è fra tre schieramenti: il centrosinistra (Pd e tre liste civiche) che schiera Andrea Serfogli, l'assessore alla cultura uscente della giunta Filippeschi;  il centrodestra (Lega, Fdi e Fi) con l’ex missino Michele Conti e il Movimento 5 Stelle con Gabriele Amore.

Encre shirt Levi's® Stampa T Con Vista oggi, può anche essere che il Pd, sostenuto dalle liste civiche, ce la possa fare. Ma il centrosinistra è stato a un passo dal disintegrarsi. Pisa può essere presa ad esempio delle spaccature e delle correnti interne al partito. E’ una città dove la sinistra ha lasciato il segno: negli anni Settanta c’erano Mussi e D’Alema; negli anni Ottanta sono arrivati Enrico Rossi (attuale governatore della Toscana e cofondatore di Liberi e Uguali), Marco Filippeschi (sindaco uscente dopo due mandati) e Paolo Fontanelli, tre legislature e protagonista il 4 marzo dell’unico vero successo di Liberi e Uguali (10%). Poi è arrivato il Pd e leader come Enrico Letta che è nato a Pisa. Semplificando, se si pensa allo scontro Letta-Renzi, cioè Pisa-Firenze, si può avere un’idea delle macerie rimaste a terra in questi due anni.

Lo shock del 4 marzo, dopo qualche resistenza, ha fatto abbassare la testa un po’ a tutti, ai renziani e agli scissionisti: i primi hanno accettato la candidatura di Serfogli; gli altri di tornare all’ovile e dare l’appoggio.

Poi ci sono i problemi della città che se ha l’università con le migliori performance, eccellenze come la Normale, il Sant’Anna e il Cnr, fa i conti con un’immigrazione rispetto alla quale commercianti e residenti, per quanto di sinistra, provano disagio e paura. A Pisa, quindi, la resistenza del Pd passa per forza da una nuova gestione della sicurezza e del decoro urbano. 

E su Massa soffia quello dei 5 Stelle

La candidata grillina (Luana Mencarelli) è convinta di portare a termine il “filotto 5 Stelle sulla costa toscana”. Di vincere cioè a Massa e portare in dono alla Casaleggio tutte le città della costa nord: Carrara, Livorno e adesso Massa. Sono dieci le liste in corsa nel capoluogo ai piedi delle Apuane. Il centrosinistra è stato anche qua sulle montagne russe di divisioni, scissioni, litigi, diffidenze, primarie Sì, primarie No (poi sono state fatte per tutto il centrosinistra, compresi Liberi e Uguali). Le varie anime dovrebbero essersi affrontate prima e adesso correre unite.  Alessandro Volpi, professore universitario a Pisa e sindaco uscente, si presenta con una coalizione formata da Pd, Liberi e uguali, Repubblicani, Radicali e, per il momento, due liste civiche: Articolo primo e Arancioni. Il centrodestra unito schiera Francesco Persiani.  A Massa, come anche a Pisa, il 4 marzo ha registrato percentuali a due cifre per la Lega e i 5 Stelle.

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